Archivi categoria: Recupero dati e RESCUE

SARDU MULTI BOOT BUILDER CREARE UNA ISO O PENDRIVE USB CON PIÙ DISTRIBUZIONI LINUX

FONTE: http://www.lffl.org/2014/10/sardu-multi-boot-builder-creare-una-iso-o-pendrive-usb-con-piu-distribuzioni-linux.html

SARDU Multi Boot builder è un software per Microsoft Windows che ci consente di creare una ISO o una pendrive USB con include più distribuzioni Linux.
SARDU Multi Boot builder
Nei giorni scorsi abbiamo presentato YUMI – Multiboot USB Creator, software che ci consente di creare pendrive USB con più distribuzioni Linux da avviare direttamente al boot tramite un bootloader personalizzato. Grazie alla segnalazione del nostro lettore Ancucchi vogliamo presentarvi un progetto italiano denominato SARDUcon caratteristiche molto simili a YUMI. SARDU Multi Boot builder è un software per Windows (rilasciato con licenza GNU) che ci consente di creare una pendrive USB o immagine ISO con più distribuzioni / sistemi operativi accessibili tramite una bootloader personalizzato. Con SARDU potremo creare una pendrive o ISO con le nostre distribuzioni Linux preferite che possiamo scaricare direttamente dal software (include perfino un download manager e accesso alle più diffuse distribuzioni Linux con un elenco costantemente aggiornato).

SARDU Multi Boot builder consente di creare pendrive con Microsoft Windowsoppure l’avvio di vari ed utili tools come ad esempio PhotoRec e Testdisk per recuperare file, vari Boot Manager (SuperGrubDisk 1 / 2 e PLoP), Memtest per testare la memoria RAM, LiloPwd ecc. Dalla sezione Antivirus potremo includere anche live di vari antivirus da poter avviare al boot in alternativa a varie distro Linux.

SARDU Multi Boot builder

Semplice e davvero molto completo, SARDU Multi Boot builder è un software molto utile per gli utenti Windows che vogliono testare Linux creando magari pendrive o ISO contenenti varie distribuzioni in maniera tale da poter scegliere quella preferita. Da notare inoltre che SARDU Multi Boot builder è un software portable che non richiede alcuna installazione, basta estrarre il file e avviare il software.

Complimenti agli sviluppatori del progetto SARDU Multi Boot sperando che arrivi presto anche una versione nativa per Linux.

R-STUDIO DATA RECOVERY PER LINUX UTILE SOFTWARE PER RECUPERARE FILE DA HARD DISK O SSD DANNEGGIATI

FONTE: http://www.lffl.org/2014/08/r-studio-linux-software-recuperare-file-hard-disk-ssd-danneggiati.html

R-Studio Data Recovery è un software che ci consente di recuperare file da hard disk e ssd danneggiati, eccome come installarlo.

 

R-Studio Data Recovery in Ubuntu
In questi anni abbiamo presentato diverse soluzioni per poter ripristinare dati accidentalmente cancellati oppure ripristinare pendrive ecc.
Ad esempio abbiamo visto ben 6 software per il ripristino dei file, presentato utili tools come WHDD,PhotoRec, QPhotoRec, DDRescue-GUI e molti altri ancora. In alternativa possiamo utilizzare il software proprietario R-Studio Data Recovery disponibile anche nella versione nativa per Linux,
R-Studio Data Recovery è un potete software per Linux in grado di ripristinare dati da hard dsik o ssd corrotti, file accidentalmente eliminati e molto altroattraverso una semplice ed intuitiva interfaccia grafica.

Tra le principali caratteristiche di R-Studio Data Recovery per Linux troviamo ilsupporto per i più diffusi file system come NTFS, NTFS5, ReFS, FAT12/16/32, exFAT, HFS/HFS+, UFS1/UFS2 e Ext2/Ext3/Ext4, il software include anche strumenti per la ricostruzione di segmenti RAID, supporta inoltre Virtual RAID.
Possiamo operare da Linux anche in partizioni con Windows e Mac, R-Studio Data Recovery include anche il recupero di MBR e file corrotti a causa di virus, malware o altro, grazie a DeepSpar Disk Imager è possibile accedere in hard disk e ssd danneggiati ed operare all’interno delle partizione con un normale file manager con la possibilità di copiare i file in un hard disk esterno, pendrive, ecc oppure in un server.

R-Studio Data Recovery in Ubuntu - File System

– INSTALLARE R-STUDIO DATA RECOVERY

R-Studio Data Recovery è un software proprietario a pagamento che possiamo comunque testare per 30 giorni sulla nostra distribuzione.
R-Studio Data Recovery per Linux viene rilasciato per Debian, Ubuntu, Fedora, openSUSE ecc tramite pacchetti deb/rpm che possiamo scaricare in questa pagina.
E’ disponile anche la ISO R-Studio Emergency GUI, distribuzione live che ci consente di operare nelle partizioni in sistemi corrotti.

Home R-Studio Data Recovery

ISOFROMHDD CREARE UNA ISO LIVE DELLA NOSTRA DISTRIBUZIONE LINUX

IsoFromHdd è un semplice script che ci consente di “clonare” la nostra distribuzione creando una ISO live da poter utilizzare e installare in altri personal computer.

 

IsoFromHdd in Ubuntu
In questi anni abbiamo presentato molti progetti dedicati al backup e ripristino della nostra distribuzione Linux.
Ad esempio possiamo utilizzareSystemback software che ci consente di effettuare il backup e ripristino della nostra distribuzione con la possibilità di crearne anche una versione live, oppure possiamo utilizzare il famoso Remastersys, Rebunt, Ubukey ecc o il nuovo tool denominato IsoFromHdd.
IsoFromHdd è un nuovo progetto sviluppato dal un nostro lettore Fabio (fondatore del progetto OpenMind Apps) che ci consente di creare una iso live / installabile della nostra distribuzione con tanto di personalizzazione, software incluso ecc in maniera tale da poterlo installare in altri pc oppure per poter reinstallare facilmente il nostro sistema operativo in caso di problemi ecc.

L’idea del progetto IsoFromHdd è quella di fornire una valida alternativa a Remastersys (software che non riceve più aggiornamenti da diverso tempo), il tutto grazie ad una semplice ed intuitiva procedura guidata, con la quale basteranno pochi click per poter creare la ISO live/installabile pronta per essere masterizzata in una CD/DVD oppure caricata in una pendrive USB.

IsoFromHdd supporta solo Ubuntu e derivate ufficiali, in teoria dovrebbe funzionare anche con Linux Mint e forse anche con Debian (non posso confermarlo dato che ho testato il tool solo in Ubuntu e Xubuntu 14.04 Trusty).

– INSTALLARE / AVVIARE ISOFROMHDD

IsoFromHdd non richiede alcuna installazione basta scaricare il tool da questa pagina, una volta scaricato ed estratto il file tar spostiamo la cartellaIsoFromHdd nella home e digitiamo da terminale:

cd IsoFromHdd
chmod +x IsoFromHdd.sh
./IsoFromHdd.sh

si aprirà la procedura guidata per creare la ISO della nostra distribuzione,

Ringrazio il nostro lettore Fabio per la segnalazione e sviluppo del progetto IsoFromHdd.

Home IsoFromHdd

F3 TROVARE E RIPARARE ERRORI VARI IN PENDRIVE USB, MEMORIE ECC CON LINUX

F3 è un software che ci consente di riparare la nostra pendrive USB, memoria SD ecc con Linux, ecco come fare…

 

F3 in Ubuntu Linux
Le memorie SD, microSD, pendrive USB hanno preso il posto dei vecchi CD / DVD consentendoci di avere unostorage portatile con il quale salvare, rimuovere, modificare i nostri file preferiti. Può capitare però che continuando ad utilizzare una pendrdive, memoria SD ecc si rischi di perdere dei dati oppure di trovare lo spazio disponibile inferiore o peggio ancora che la memoria diventi illeggibile a causa di alcuni errori nel file system. Per verificare e soprattutto riparare i più diffusi errori riscontrati in pendrive USB, memorie SD, microSD ecc possiamo utilizzare F3 (Fight Flash Fraud or Fight Fake Flash) ossia la migliore alternativa open source per Linux di H2testw (noto software proprietario disponibile solo per Microsoft Windows.)

F3 è un software open source a riga di comando che fornisce due utili tool indipendenti: f3write e f3read con i quali potremo verificare e correggere vari errori di lettura, scrittura, del file system ecc inclusi in una memoria Flash come ad esempio pendrive USB, microSD ecc.

Il tool f3write riempie l’intera memoria disponibile nella memoria Flash di file da 1 GB denominati 1.h2w, 2.h2w ecc, al termine il software verificherà i file controllando che siano correttamente salvati segnalandoci eventuali errori, oltre ad informazioni varie sullo storage come velocità di lettura, scrittura, ecc.
Il tool f3read verifica invece i vari settori della pendrive correggendone eventuali errori. I due tool sono progetti indipendenti dato che il primo effettua solo una verifica dello stato della nostra memoria, il secondo invece oltre alla verifica ne corregge anche eventuali error.

F3 è un software che ci consente di correggere errori della memoria flash, se questa è inaccessibile non potremo operare in essa e quindi ripristinarla correttamente (in questi caso l’unico rimedio è gettare la pendrive e comprarne una nuova).

f3read in Ubuntu Linux

– INSTALLARE F3

F3 è disponibile nei repository ufficiali delle principali distribuzioni Linux,

Per installare F3 in Debian, Ubuntu e derivate basta digitare da terminale:

sudo apt-get install f3

Per Ubuntu possiamo installare la nuova versione 3.0 di F3 (che include il supporto per Windows/Cygwin e altre migliorie) scaricando i pacchetti debdisponibili in questa pagina.

Per installare F3 in Fedora:

sudo yum install f3

F3 è disponibile per Arch Linux, Manjaro e derivate attraverso AUR.

Al termine dell’installazione basta inserire la pendrive USB, memoria SD ecc da analizzare / riparare, una volta inserita avviamo il file manager e copiamone il percorso (di norma /media/username/ecc) e digitiamo da terminale:

f3read percorso_memoria

esempio per /media/45B9-B05C/ basta digitare:

f3read /media/45B9-B05C/

Per maggiori informazioni su F3 (Fight Flash Fraud or Fight Fake Flash) consiglio di consultare la home page del progetto.

Systemback software per il backup e ripristino dell’intera distribuzione Linux, con la possibilità di crearne anche una live installabile

LINK: http://www.lffl.org/2013/11/systemback-software-per-il-backup-e.html

 

Systemback è un’utile applicazione che ci consente di effettuare il backup e ripristino completo del nostro intero sistema operativo con diverse funzionalità compresa anche la creazione di una live installabile.
Di recente abbiamo presentato alcuni interessanti progetti dedicati al backup e ripristino della nostra distribuzione Linux.
Tra i più apprezzati dagli utenti troviamoTimeShift software open source grazie al quale possiamo consente di creare snapshot incrementali del file system, ad intervalli regolari in modo tale da poter ripristinare facilmente il nostro sistema operativo in un secondo momento. In alternativa a TimeShift arriva il progetto Systemback applicazione in grado di effettuare il backup e ripristino del nostro intero sistema operativo con l’aggiunta di utili funzionalità. Systemback ci consente di effettuare il backup / sincronizzazione di cartelle preferite a determinati intervalli di tempo.

Con Systemback potremo inoltre ripristinare / correggere eventuali errori del bootloader Grub2 o del sistema,  è possibile inoltre copiare solo alcune specifiche cartelle o partizioni, aggiornare la distribuzione escludere eventuali tipologie di file come ad esempio file multimediali mp3, avi, ecc.
Attraverso Systemback potremo inoltre  creare un disco di ripristino che ci consente di ripristinare la distribuzione con pochi click, volendo inoltre è possibile creare una live / installabile del nostro sistema operativo (con presenti tutti gli aggiornamenti, applicazioni, modifiche ecc tranne i driver proprietari per le schede grafiche) che ci consente di ripristinare la distribuzione reinstallandola da 0 oppure installarla in altri personal computer.
Per installare Systemback in Ubuntu Linux e derivate basta digitare:

sudo add-apt-repository ppa:nemh/systemback  
sudo apt-get update 
sudo apt-get install systemback

Home Systemback

Come effettuare una formattazione a basso livello da Ubuntu

FONTE: http://www.chimerarevo.com/formattare-basso-livello-ubuntu/

samsung_hard_disk_ibrido_160gb

Per cancellare completamente il nostro disco rigido, rendendo irrecuperabili i dati in esso contenuto, è richiesto spesso il download di tools specifici in base al nostro modello di hard disk, ma tali tools non sono compatibili con tutti i modelli di disco e/o sono poco amichevoli da usare. Tecnicamente uno dei metodi per cancellare il disco senza lasciare alcuna traccia recuperabile è la formattazione a basso livello. In questo articolo vi mostreremo una procedura “semplificata”, dove riusciremo a ottenere dei buoni risultati agendo dentro un ambiente amichevole come la Live CD di Ubuntu, senza alcun problema di compatibilità con i dischi e in un ambiente decisamente più confortevole.

 

Download ed avvio Live CD

Scarichiamo la ISO di Ubuntu dal sito ufficiale:

Selezione_024

Per i nostri scopi va benissimo anche la versione da 32bit, il procedimento è identico su qualsiasi piattaforma. Possiamo utilizzare il link diretto oppure scaricare la ISO tramite protocollo BitTorrent. Una volta scaricata, masterizzate il tutto su CD, impostiamo la lingua italiana e selezioniamo Prova Ubuntu:

Selezione_025

Arriveremo infine al desktop del Live CD:

Selezione_026

Identificazione disco rigido da cancellare

Il primo step fondamentale è riconoscere con estrema precisione il nome e il percorso di mount dell’hard disk da cancellare; per farlo possiamo farci aiutare da Gparted, già presente nella distribuzione. Cerchiamo nella Dash di Ubuntu il programma citato poc’anzi:

Selezione_028

All’interno del programma andiamo a riconoscere il nome e il percorso preciso del disco interessato (sia esso interno o esterno). Aiutiamoci nel riconoscimento osservando la capienza e buttando un occhio alle partizioni già presenti oppure, se siete dei tipi un po’ più amanti del terminale, potete usare il comando fdisk -lper identificare l’HD:

Selezione_029

Nel mio caso il nome dell’hard disk è /dev/sda, che ritroviamo nel 99% dei casi (in altri scenari potrebbe essere assegnato sdb o hda, in base a quanti dischi rigidi sono presenti nel sistema). Segniamoci attentamente il nome del disco da eradicare e chiudiamo il programma. Sempre nella Dash di Ubuntu cerchiamo ed avviamo il terminale:

Selezione_027

La finestra violacea sarà il nostro “banco di lavoro”.

Cancellazione sicura del disco tramite comando dd

Il tool che andremo a sfruttare è uno degli strumenti più versatili e potenti inclusi all’interno di una distribuzione GNU/Linux: dd (dataset definition). Sono davvero infiniti gli scenari in cui questo tool mostra la sua utilità, e tra queste spicca anche la formattazione a basso livello (a zero filling o a riempimento casuale).

ATTENZIONE: dd è uno strumento altamente distruttivo, se maneggiato erroneamente renderà irrecuperabile qualsiasi bit passato al suo setaccio. Agite con estrema cautela!

Con il percorso del nostro disco rigido (nel mio caso /dev/sda) e con il terminale pronto all’uso digitiamo il seguente comando

sudo dd if=/dev/zero of=/dev/sda bs=512

ovviamente sostituiamo /dev/sda con il percorso del nostro disco rigido scelto. Il funzionamento del comando indicato è semplice: abbiamo ordinato a dd di riempire ogni settore del disco con uno zero, sostituendo ogni cosa che trova e azzerando la struttura del file system eventualmente presente. Tale procedura è nota come zero-filling. In alternativa possiamo usare dei dati casuali al posto degli zeri per riempire i settori

sudo dd if=/dev/urandom of=/dev/sda bs=512

Con tale comando ordiniamo a dd di riempire con dati assolutamente casuali (0 e 1 senza alcuna codifica) per sovrascrivere efficacemente ogni settore del disco. Entrambe le procedure sono valide e ugualmente efficaciIl processo è davvero molto lungo, anche con i moderni SSD e CPU quad-core (anche più di 3 ore): quindi mettetevi comodi oppure avviate tale procedura durante la notte! Il risultato finale sarà un disco ben eradicato, senza alcuna struttura logica (niente MBR e Tabella partizioni, da creare a parte se interessati) come appena uscito di fabbrica!

È possibile recuperare i dati cancellati con questo metodo?

Con i normali strumenti di recupero file (Recuva per esempio) decisamente no. In ambito professionale e forense esistono programmi speciali e molto costosi che “leggono” le impronte magnetiche (nel caso degli HDD) o elettriche (nel caso degli SSD) lasciate da un singolo bit eradicato con la formattazione a basso livello, rendendo possibile il recupero del bit (e del file finale) in un buon 52% dei casi. Tale percentuale si abbassa notevolmente se il processo di formattazione a basso livello viene ripetuto numerose volte: si consiglia di utilizzare almeno 7 passaggi di dd per eradicare per bene ogni traccia di file o dati sensibili da un disco rigido da riciclare; ma se non avete segreti militari da nascondere, un passaggio di dd è più che sufficiente, specie se il disco verrà subito riutilizzato (verranno progressivamente sovra-scritte le impronte ancora presenti).

Come riparare il MBR di Windows utilizzando Ubuntu

FONTE: http://www.geekissimo.com/2008/01/21/come-riparare-il-mbr-di-windows-utilizzando-ubuntu/

Soprattutto i più geek, conoscono bene il piccolo/grande dramma che può rappresentare il danneggiamento del MBR (Master Boot Record) di Windows, ovvero, l’impossibilità di accedere ai propri sistemi operativi senza prima capire dove sta “l’inghippo” e quindi provvedere a ripararlo.
Anche se in queste situazioni la pratica più consigliata è quella di utilizzare il disco d’installazione originale di Windows, oggi vi vogliamo segnalare una pratica che farà felici i più geek di voi: come riparare il MBR di Windows utilizzando Ubuntu.
Proprio così, è possibile utilizzare una comune versione live CD di Ubuntu per riparare il MBR di Windows senza nemmeno troppe difficoltà. Ecco come fare:
1. Avviare il live CD di Ubuntu.
2. Andare nel menu SistemaAmministrazioneSorgenti Software ed abilitare gli Universal repository.
3. Aprire il terminale con permessi da amministratore e dare il comando sudo apt-get install ms-sys per installare ms-sys.
4. Rilevare la partizione in cui è installato Windows dando il comando sudo fdisk -l.
5. La partizione di Windows dovrebbe chiamarsi più o meno /dev/sda1 1 9327 74919096 83 NTFS. Da notare il /dev/sda1 che indica la partizione e la voce NTFSche ne indica il file system.
6. Dare il comando sudo ms-sys –mbr /dev/sda1 (dove /dev/sda1 sta per la partizione, quindi potreste doverlo cambiare) per riparare il MBR.
7. Riavviare il PC.
Ecco fatto! In fondo riparare il MBR di Windows utilizzando Ubuntu non è stato poi così difficile, vero?
Fonte: ArsGeek


TestDisk come recuperare dati da una pendrive o hard disk

FONTE: http://www.lffl.org/2012/09/testdisk-come-recuperare-dati-da-una.html

TestDisk su KDE- Linux
Può capitare che da un momento all’altro la nostra amata pendrive o un nostro hard disk esterno smetta di funzionare e arrivano i primi pensieri su come recuperare almeno i dati salvati al loro interno.
Per fortuna esistono molte applicazioni dedicate al recupero dati, tra queste oggi vi proporremo TestDisk un’applicazione open source multi-piattaforma davvero completa e sopratutto funzionale.
TestDisk è un’utilissima applicazione la quale permette di recuperare dati da pendrive, memorie SD, hard disk ecc corrotti , malfunzionanti ecc. Grazie ad una scansione e altre utility con TestDisk potremo operare sulla pendrive, partizione ecc corrotta e recuperarne i dati effettuandone un backup oppure anche navigando all’intendo di essa e salvando solo i dati più importanti.Con TestDisk potremo operare anche formattando la partizione oppure gestirne anche le partizioni e molto altro ancora.

TestDisk supporta i principali filesystem come FAT12, FAT16, FAT32, NTFS, Ext2, Ext3, Ext4, Swap, HFS. HFS+, Hierarchical, LVM, LVM2 e molti altri ancora.
Nota dolente, sopratutto per i nuovi utenti, è l’utilizzo da riga di comando, difatti TestDisk viene rilasciata senza alcuna interfaccia grafica (neppure per la versione di Windows) anche se il suo utilizzo è abbastanza semplice.
Ricordo che non sempre si può recuperare dati  dalla pendrive, hard disk, memoria Sd ecc tutto dipende dal motivo del mal funzionamento che può essere causato da molti fattori.
TestDisk è presente nei repository ufficiali delle principali distribuzioni Linux per installarla basta digitare da terminale:

Per Ubuntu, Debian e derivate

sudo apt-get install testdisk

Per Arch Linux (immagini articolo):

sudo pacman -Sy testdisk

Per Fedora

sudo yum install testdisk

Una volta installato per avviare TestDisk basta collegare la pendrive, hark disk esterno memoria ecc sulla quale dobbiamo cercare di salvare i dati e digitare da terminale:

testdisk

Una volta avviato ci verrà chiesto di creare un log (immagine in alto) possiamo crearne uno, avviarne uno salvato o precedere senza utilizzare alcun log (la schelta che ho fatto io) e premiamo invio.
Nella prossima sezione dovremo indicare il la memoria sulla quale operare se non viene riconosciuta provare ad avviare con Sudo:
Una volta selezionato andiamo su Proceed e clicchiamo su Invio.
Nella schermata successiva dovremo indicare il filesysyem utilizzato dalla memoria sulla quale operare, se fat32, ntfs ecc andiamo in Intel.
A questo punto avremo varie funzionalità, Analise per effettuare una scansione e recuperare una partizione non riconosciuta
Dalla modalità Advanced potremo salvare i dati effettuando backup o navigando all’interno delle varie cartelle e salvando solo i file che vogliamo, oppure possiamo anche formattare l’hard disk con dd oppure creare partizioni con cfdisk ecc.
Com MBR potremo anche ripristinare un Master Boot Record di Windows, in Delete invece potremo formattare completamente la memoria o solo un partizione.
Per maggiori informazioni sul TestDisk consiglio di consultare il wiki dedicatoaccessibile da questo link.

Recuperare file cancellati su partizioni NTFS con Linux

FONTE:http://www.geekissimo.com/2010/04/01/recuperare-file-cancellati-ntfs-con-linux/

Anche se è difficile ammetterlo, anche ai geek più bravi capita di cancellare dei file per sbaglio. Certo, far sapere in giro che si è eliminata accidentalmente una tesi universitaria piuttosto che un importante documento di lavoro assicura una figura barbina quasi uguale a quella di Emanuele Filiberto a Sanremo, ma c’è un modo per rifarsi immediatamente agli occhi di amici e colleghi e recuperare la propria aura da santone del codice binario.
Se vi state chiedendo quale, leggete il titolo del post. Da veri geek, al posto di usare uno dei tanti software ultra-user-friendly per il recupero dei file cancellati sulle partizioni NTFS (quelle di Windows, tanto per intenderci), possiamo compiere la medesima operazione sfruttando una distro Linux live o un’installazione di Linux (nel nostro caso Ubuntu).
La procedura passo passo per portare a termine la “missione” la trovate qui sotto. Forse a primo acchito può sembrare un tantino complicata, ma vi assicuriamo che col tempo e la pratica diventa tutto molto più semplice. E poi, se non fossedifficilotta che razza di geekata sarebbe? ‘Taca banda!
Lanciare il Terminale;
Accertarsi di aver installato il pacchetto contenete il software per il recupero dei file cancellati su drive NTFS, dando il comando sudo apt-get install ntfsprogs. Nel caso in cui questo non dovesse risultare presente, procedere con l’installazione;
Adesso bisogna identificare il drive da cui recuperare i file. Occorre quindi lanciare il comando sudo fdisk –l e appuntarsi il nome del dispositivo avente il file systemHPFS/NTFS (nel nostro caso /dev/sda1);

Per ottenere una lista dei file recuperabili dall’hard disk NTFS (e il loro tasso di recuperabilità), dare il comando sudo ntfsundelete [NOME DELL’HARD DISK] (nel nostro caso sudo ntfsundelete /dev/sda1);

Adesso si può procedere con il recupero vero e proprio dei file. Occorre quindi dare il comando sudo ntfsundelete /dev/sda1 –u –m [FILE DA RECUPERARE] per recuperare un singolo file (es sudo ntfsundelete /dev/sda1 –u –m notepad.pngper recuperare il file notepad.png), oppure il comando sudo ntfsundelete /dev/sda1 –u –m *.[ESTENSIONE FILE DA RECUPERARE] per recuperare tutti i file con una determinata estensione (es sudo ntfsundelete /dev/sda1 –u –m *.jpg per recuperare tutti i file jpg);

A questo punto, i file recuperati sono stati salvati nella cartella home ma non sono ancora accessibili in quanto memorizzati come root e non come semplice utente. Per ottenere l’accesso a tutti i file recuperati basta dare il comando sudo chown [PROPRIO NOME UTENTE] *, mentre per ottenere l’accesso ad un singolo file tra quelli recuperati, occorre dare il comando sudo chown [PROPRIO NOME UTENTE] [NOME FILE].

Questo è quanto. Adesso sapete come utilizzare la vostra distro live e/o la vostra installazione di Linux come un’arma infallibile per il recupero dei file cancellati sulle partizioni formattate in NTFS. Visto che poi non era così difficile?

 

[Via | HowToGeek]